
INDICE
Bonifacio Rotario [Roero] e il trittico votivo, di Gemma Migliardi, pp. 2-5
Una tappa astigiana di san Francesco, di Silvia Taricco, pp. 6-7
Note di cartografia astigiana, di Giuseppe C. Bergaglio, pp. 8-10
INEDITI
Carte inedite del secolo XIII, di Anna Maria Cotto Meluccio, pp. 12-21
- Pietro e Giacomo Bocono fratelli e Sibilla loro sorella prendono a mutuo da Oto Leurino lire quattro e soldi sedici astesi (1213, marzo 31, «Actum in domo heredum Guidonis Bochoni» [Asti])
- Alberto del fu Oddone Galia dona a Giovanni Biolio i diritti che aveva sui beni del fu Biolio per un debito di lire ventiquattro e soldi otto astesi, come appare da un atto del 1196, settembre 10, redatto dal notaio Giacomo Boviculo (1213, maggio 21, Asti)
- Rolando del fu Oddone Galia dona a Giovanni Biolio i diritti che aveva sui beni del fu Biolio per un debito di lire ventiquattro e soldi otto astesi, come appare da un atto del 1196, settembre 10, redatto dal notaio Giacomo Boviculo (1213, maggio 21, Asti)
- Alberto e Rolando donano a Giovanni Biolio i diritti che avevano sui beni del fu Biolio per un debito di lire ventiquattro e soldi otto astesi, come appare da un atto del 1196, settembre 10, redatto dal notaio Giacomo Boviculo (1213, maggio 21, Asti)
- Controversia davanti ad Agnese madre dei signori di Gorzano tra i figli di Giovanni Gastaldo di Casalo e cioè Guglielmino e Giacoma e i figli di Omodeo di Casalo e cioè Arnaldino, Oddino e Divida circa le doti di Matilde moglie di Giovanni e di Sibilla moglie di Omodeo e circa alcuni beni comuni del consortile che erano stati di Robaldo di Casalo padre dei detti Giovanni e Omodeo (1217, luglio 31, Lavezzole)
- Enrico Almarico vende a Uberto Catena, canonico, una terra in Quarto per venti soldi astesi (1224, aprile 15, Asti)
- Bongiovanni di Canelli prende a mutuo da Anselmo di Mairano soldi ventisei astesi (1230, aprile 3, Asti)
- Vercello di Guniolo, suo fratello Alessandro, la sorella Contessa e la madre Maria di Guniolo rinunciano a favore di Berno Sartore a ogni diritto che hanno su di una terra in località Monte Morino (1232, agosto 12, «in castro de Montibus»)
- Bongiovanni di Canelli e Pietro Barbero suo fratello prendono a mutuo da Anselmo di Mairano lire sette astesi (1233, novembre 8, Asti)
- Giacomo Gastaldo di Quarto e Guglielmo suo figlio vendono a Uberto Catena canonico ogni loro diritto su due terre in Quarto per soldi ventotto astesi (1235, ottobre 4, «ad domum Iacobi Gastaldi de Quarto»)
- Pietro del fu Giraldo Provinciale riceve in mutuo da Oberto di Cortazzone sei soldi astesi (1237, maggio 13, Asti)
- Nicolao di Burca di Portacomaro riceve da Guglielmo Garino della «domus Dei» soldi 14 astesi per la terza parte di una terra, che egli aveva in pegno, e in cambio gli restituisce tale terra (1238, dicembre 3, «ad domum Dei» [Asti])
L’occupazione francese di Asti in una «succinta famigliare storica narrazione» di un testimone oculare, introduzione e commento di Leonardo Carerj, pp. 23-32
TRA POETI E PITTORI
Giovanni Rosa, di Angelo Mistrangelo, pp. 34-36
FIGURE, OPERE E RITI DELLA NOSTRA TERRA
«L’oura», di Giacinto Grassi, pp. 38-39
Morte di Antigone, la Redazione, p. 40
TACCUINO PIEMONTESE
L’interpretazione del paesaggio: Edouard Chappel e Henry-Maurice Cahours, di Angelo Mistrangelo, pp. 42-44
La XXVII Mostra d’Arte Contemporanea di Torre Pellice, di Sally Paola Anselmo, pp. 45-46
Mino Rosso alla Galleria Narciso, di Marzio Pinottini, p. 46
Mostra antologica di Gigi Morbelli alla Galleria d’Arte Pirra di Torino, di Angelo Mistrangelo, p. 47
NOTIZIE IN BREVE
Una monografia di Marzio Pinottini dedicata a Fillia, la Redazione, p. 47
La Fornace di Carlo Terzolo, la Redazione, p. 48
Monografia di Gigi Morbelli, la Redazione, p. 48
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Incisione di Antonio Verico illustrante l’Antigone di V. Alfieri (Tragedie, Ciardetti, Firenze 1824).
L’Antigone è la tragedia che l’Alfieri fece recitare in Roma nel 1782 quando ancora nessuna sua tragedia era stata stampata.
La recita, che ebbe grande successo di applausi, avvenne nel palazzo del duca Grimaldi, ambasciatore di Spagna, interpreti noti membri della nobiltà romana e l’Alfieri stesso nella parte di Emone.
Era presente anche Alessandro Verri, che in una lettera al fratello Pietro (30 novembre 1782) così si esprimeva: «Questi giorni sono nel maggiore entusiasmo tragico. Il conte Alfieri, cavaliere torinese di cui si parlava molto da vari anni, ora finalmente ha rappresentato una tragedia a questo palazzo di Spagna, la quale fa strepito, e generalmente è ammirata. Gli attori non sono che quattro, due uomini e due donne, ma l’interesse è sostenuto e l’effetto sommo. L’elocuzione è bellissima: i concetti sono sublimi: farà epoca sicuramente e credo questo l’autore che fonderà la tragedia italiana» (Dal carteggio di Pietro e Alessandro Verri, Milano, Leonardo, s. a., pag. 258).